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CASA BARONE

è ubicata alle pendici del Monte Somma, il vulcano originario dal quale si è formato, per successive eruzioni, il cono del Vesuvio. Le coltivazioni si estendono sui terreni attraversati dalle lave dell'eruzione del '44, dove, tra muri a secco e piccoli terrazzamenti, ginestre e altre essenze della macchia mediterranea, i vigneti si alternano a olivi e alberi da frutto. Il Pomodorino del Piennolo è coltivato dove il frutteto è più rado.

La conserva tradizionale di pomodorino del piennolo DOP
Nei territori vesuviani era, un tempo, molto diffusa la pratica di fare la conserva di pomodorini, cioè di conservarli, dopo adeguata lavorazione, in bottiglie o vasi di vetro. I pomodorini venivano tagliati longitudinalmente a spicchi (dette pacchetelle) e spinti pazientemente nelle bottiglie fino a riempirle, operando frequenti battiture del fondo della bottiglia, su di uno straccio arrotolato, per meglio ammassare gli spicchi nella bottiglia (in questo modo si evitava che la successiva cottura facesse ritirare eccessivamente i pomodori creando dei vuoti all'interno). Le bottiglie venivano, quindi, tappate con il sughero che era poi legato. Seguiva la cottura in grosse caldaie con una bollitura di circa un'ora. Oggi come ieri, casa Barone, propone la conserva tradizionale di pomodorini del piennolo: i pomodorini più maturi, raccolti verso la fine del mese di luglio, sono lasciati ad "asciugare" in cassette di legno fino alla fine di agosto, per essere, successivamente, lavorati e invasettati a mano, sigillati con tappi a vite e, infine, pastorizzati con tecnologie moderne.

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 Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio guarda il sito

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio deve il suo nome alla consuetudine dei contadini vesuviani di intrecciare, intorno ad uno spago legato a cerchio, i grappoli di pomodorini, le "schiocche", sino a formare un grande grappolo, il "piennolo", che verrà poi appeso in un ambiente asciutto e ventilato. I pomodorini potranno così essere staccati, di volta in volta, dal piennolo per essere consumati nei mesi successivi. Tale tecnica di conservazione si è tramandata fino ai giorni nostri perché consente il consumo di pomodoro "fresco" anche dopo il periodo estivo. Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio ha ottenuto in virtù delle sue straordinarie caratteristiche il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta. Si distingue dagli altri pomodorini per la forma leggermente pruniforme, l'apice appuntito (il cosiddetto"pizzo") e i solchi laterali (coste) che gli conferiscono la particolare forma (da non confondersi con gli ibridi, che hanno il "pizzo" meno accentuato e assenza di coste). Ha una buccia spessa, quasi croccante al morso e una polpa molto soda e compatta con un basso tenore di acqua. Consumato fresco, ha un sapore molto vivace e intenso, risultato di una ottimale concentrazione e combinazione di zuccheri e acidi organici. La coltivazione in asciutto su terreni vulcanici e la buccia particolarmente spessa favoriscono la conservazione "al piennolo", che conferisce al pomodorino un retrogusto leggermente amaro.
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