La storia di Napoli attraverso le pizzerie - Seconda Puntata: Capasso a Porta San Gennaro

Trentuno anni fa diciassette capifamiglia delle storiche pizzerie di Napoli si riunirono davanti al notaio per fondare un'associazione a difesa della tradizione partenopea: nasce l'AVPN di cui Vincenzo Capasso è uno dei fondatori con la targa dell'Associazione per la pizzeria n. 15.

L'attività di Porta San Gennaro nasce nel Vasto il primo gennaio 1847 per poi traslocare nell'attuale sede e da allora sei generazioni di pizzaioli si sono tramandate l'arte della vera pizza napoletana.

Tuttora nel locale troviamo i rappresentanti delle ultime tre generazioni: Vincenzo Capasso, il figlio Gianni con il fratello Gaetano ed il nipote ventisettenne Vincenzo.

Accedere nell'ambiente, collocato ai piedi di una delle antiche porte che racchiudevano il centro dell'antica Napoli, è come fare un tuffo nel passato ed a completare il viaggio nella storia ci pensa nonno Vincenzo che di ricordi ed aneddoti ne ricorda tanti, ma proprio tanti ... Un uomo d'altri tempi l'ottantaseienne Vincenzo dall'aspetto nobile ed imponente e lo sguardo riservato eppure quando comincia a ricordare una luce si accende nei suoi occhi. Improvvisamente visualizza l'immagine di un pittore squattrinato che spesso e volentieri si fermava ai tavoli di marmo della pizzeria per mangiare una buona pizza ma soprattutto un piatto di patate bollite ricoperte di formaggio grattugiato; il problema è che non potendo pagare chiedeva a Vincenzo di annerire una mattonella col fumo della legna che ardeva nel forno e, mentre divorava il suo pasto, disegnava con uno stuzzicadenti sulla mattonella affumicata.

In seguito passava sulla piccola opera una vernice che rendeva indelebile il graffito. E fu così che il signor Capasso si ritrovò una collezione di disegni di Roberto Carignani allievo prediletto di pittori napoletani importanti come Cammarano, Dalbono, De Sanctis, e Vincenzo Volpe; definito come l'erede naturale del filone pittorico iberico dallo stile di El Greco, Velazquez, e Goya, fu pittore di spicco in un'epoca partenopea denotata dalla sofferenza e dalla miseria del dopoguerra.

Di lui il grande De Chirico disse: "Ma Napoli sa di avere un simile figlio?" I ricordi però non finiscono qui e tra un rcconto e l'altro spuntano i nomi di clienti illustri come Totò, Nino Taranto e Catherine Deneuve, la quale vedendo Vincenzo bere vino bianco con le "percoche", chiese di poter assaggiare l'insolita bevanda. La chicca però resta il cameo che John Turturro riservò all'interno del corto dedicato a Napoli "Passione".

Per giorni e giorni il regista, mentre pranzava con la sua pizza, studiava i lineamenti di Vincenzo senior per decidere poi che sarebbe stato perfetto nel suo film nella parte di Roberto Cutolo. Detto fatto. E fu così che il patron della storica pizzeria si ritrovò, da un giorno all'altro, catapultato tra luci, costumi e ciack per trasformarsi da artista della  pizza a artista del set ad honorem.

Rosaria Castaldo

foto di Luciano Furia

giovedì 19 marzo 2015

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